Legalizzazione, l’esempio del Portogallo
20 gennaio 2017 – 17:57 | Nessun commento

Se il termine “legalizzare” significa regolamentare, controllare e vigilare, allora, sono pienamente d’accordo sulla legalizzazione delle droghe leggere. Ad onor del vero, sono stato e sono tuttora favorevole ad un’azione volta a rendere legale, sotto il controllo diretto dello Stato, la vendita e la coltivazione della cannabis e dei suoi derivati per scopi terapeutici. Il concetto di legalizzazione che intendo io, implica una “libertà condizionata” nella produzione e nella vendita delle sostanze leggere e non di certo la nascita… Read more

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E quindi uscimmo a (ri)veder le stelle

Scritto da – 21 giugno 2016 – 08:36Nessun commento

elezioni comunali RomaAlla fine, è accaduto quello che si pensava non sarebbe potuto avverarsi mai: la capitale è finita in mano ai 5 Stelle. E non si tratta di una vittoria di misura, ma di un vero e proprio successo schiacciante. Virginia Raggi, candidata 5 Stelle, ha infatti superato Roberto Giachetti, candidato PD, di ben oltre 35 punti percentuali. Con il 67,15% delle preferenze, la Raggi è diventata la prima sindaca della storia capitolina.
A sottolineare la netta vittoria dei 5 Stelle, ci sono i risultati dei municipi: tranne i municipi I e II, tutti gli altri sono andati a candidati del Movimento. Insomma, Roma si colora di giallo.

Il risultato di questo ballottaggio va però analizzato non solamente in un contesto cittadino, ma ampliato sull’intera scala nazionale. Il PD infatti perde quasi ovunque: In Toscana perde in 5 comuni su 6; in Emilia in 4 comuni su 7; nel Lazio in 7 comuni su 9; In Friuli in 3 comuni su 4; in Puglia in 6 comuni su 10; in Piemonte, Veneto, Sardegna, Liguria e Marche perde tutti i comuni. E la sconfitta arriva a scapito di tutti gli altri schieramenti, dalla sinistra radicale di Sinistra Italiana, passando per i 5 Stelle e le liste civiche, fino ad approdare agli schieramenti di destra.

A Torino, il candidato PD Piero Fassino (quello del «Grillo fondi un partito e vediamo quanti voti prende»), viene battuto a sorpresa dalla candidata 5 Stelle Chiara Appendino, dopo che alle scorse elezioni lo stesso Fassino si era imposto al primo turno con il 56,7% dei voti; a Napoli, il PD aveva subito una proverbiale batosta già al primo turno, non approdando al ballottaggio con la sua candidata Valeria Valente. Non contenti, diversi esponenti cittadini del PD si erano schierati con il candidato di Forza Italia Giovanni Lettieri per questo ballottaggio. Risultato? Luigi De Magistris, candidato della sinistra radicale, ha stravinto col il 66,85% dei voti; a Milano il candidato PD Giuseppe Sala riesce a vincere al fotofinish, perdendo però metà dei ballottaggi municipali; Bologna, con Virginio Merola, è stata l’unica città dove il PD è riuscito a tenere botta, staccando di oltre 10 punti percentuali la candidata leghista. Un quadro chiaro, definitivo, che fa riflettere molto.

Tornando alla realtà romana, cosa ha spinto i cittadini capitolini a votare in massa Virginia Raggi?
Sicuramente molti di loro hanno visto nella candidata 5 Stelle delle qualità che gli altri candidati non avevano. Ma basta questo a spiegare l’esito di queste elezioni? Evidentemente no. Soprattutto se si analizza il fatto che, tre anni fa, il candidato PD Ignazio Marino aveva vinto al ballottaggio con oltre il 60% dei voti. Cosa è accaduto nella capitale in questi 3 anni per portare ad un cambio così radicale delle preferenze?
La risposta è: di tutto. Non è semplice riassumere in poche righe gli avvenimenti di quest’ultimo triennio. Ci si può limitare a dire che Ignazio Marino, chiamato “l’alieno” all’indomani della vittoria, cercò di cambiare Roma. In meglio? Difficile a dirlo. Spesso le sue scelte furono errate, a volte dannose, quasi sempre pretenziose e lontane dai problemi reali della città. Una città, che vedeva finire in galera quasi tutta la giunta capitolina precedente, nel processo “Mafia Capitale”, che ha visto implicati esponenti di una bella fetta dell’arco parlamentare: dal PD, a Forza Italia, a Fratelli d’Italia. Marino cercò di cambiare rotta, e ci provò in modo così insistente e “scomodo”, che alla fine lo stesso PD decise di tagliargli le gambe. Ventisei consiglieri capitolini firmarono le dimissioni e le depositarono in Campidoglio, mettendo fine all’era Marino ed affidando Roma al commissario Tronca. Le accuse dell’ormai ex sindaco ricaddero tutte sul Premier Renzi, il quale decise di trincerarsi dietro il «E’ una scelta giusta poiché Marino aveva perso il contatto con la città». Siamo sicuri? Nessuno può dirlo con certezza. L’unica cosa certa che si può dire, è che un sindaco regolarmente eletto fu fatto fuori dai soliti “giochi di palazzo”, ed ai romani questa cosa non è mai andata giù, e come si dice in questi casi, “i nodi vengono al pettine”. Ed i nodi son venuti al pettine a questo ballottaggio, quando il candidato PD Giachetti si è visto perdere sonoramente contro la sua rivale del Movimento 5 Stelle.

Ma il dato che più evidenzia questa netta presa di posizione dell’elettorato romano, è quello relativo ai Municipi: escluso il centro storico, Roma si schiera in massa coi 5 Stelle. Il PD riesce a perdere anche in quei municipi storicamente di sinistra, come il IV, il V o il VII. Tutto ciò ci permette di vedere come oramai il PD sia totalmente lontano dalla gente. In quella stessa Roma che il PCI colorava di rosso a pochi giorni dalle elezioni, quando Piazza San Giovanni era gremita di gente col pugno chiuso alzato, oggi, quella stessa piazza, è passata in mano ai 5 Stelle, che la colorano di giallo. Il PD invece, preferisce chiudere le campagne elettorali nei teatri, in luoghi chiusi, lontano dalla gente; preferisce di conseguenza parlare ai pochi noti, alle elite sedute comodamente nelle poltroncine, lasciando al Movimento il popolo, quello “reale”.

Il direttivo nazionale Democratico dovrebbe iniziare a fare un Mea Culpa e capire quali sono stati gli errori principali. Magari bisognerebbe cominciare ad essere meno strafottenti. La frase di Fassino è chiara, ma ancor più emblematico è il #ciaone del membro della segreteria PD Ernesto Carbone all’indomani del referendum sulle trivelle, col quale si divertiva a sfottere gli elettori. Chissà oggi a chi è rivolto quel #ciaone. Sarebbe fondamentale tornare nelle piazze, tra le case, porta per porta (come si diceva ai tempi del PCI), per ritrovare il rapporto perduto con gli elettori. Sarebbe magari giusto tornare a parlare di sinistra, e rinsaldare il rapporto con la sinistra radicale (il PD vince solamente nei comuni dove è andato insieme a Sinistra Italiana).

Ad oggi, non si può dire nulla sulla neo eletta Virginia Raggi. Si conosce ben poco di lei, e Roma è un test importantissimo per i 5 Stelle, per capire se sono davvero adatti e capaci a governare una realtà così vasta e complessa, oppure no. Le sfide per la sindaca sono innumerevoli: dall’AMA all’ATAC; dal sistema fognario alla viabilità; dalle buche, agli alloggi abusivi; dalla cementificazione incontrollata alla mafia locale. Tutte sfide che la destra ed il centro-sinistra hanno fallito, in questi anni. Virginia Raggi riuscirà ad invertire la rotta, o verrà sovrastata dalla marea capitolina?
Solamente il tempo potrà rispondere a questa domanda. Per ora, così come twittato dalla neo sindaca, possiamo al massimo citare la frase finale del trentaquattresimo canto dell’Inferno di Dante Alighieri: “E quindi uscimmo a riveder le stelle”

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