Legalizzazione, l’esempio del Portogallo
20 gennaio 2017 – 17:57 | Nessun commento

Se il termine “legalizzare” significa regolamentare, controllare e vigilare, allora, sono pienamente d’accordo sulla legalizzazione delle droghe leggere. Ad onor del vero, sono stato e sono tuttora favorevole ad un’azione volta a rendere legale, sotto il controllo diretto dello Stato, la vendita e la coltivazione della cannabis e dei suoi derivati per scopi terapeutici. Il concetto di legalizzazione che intendo io, implica una “libertà condizionata” nella produzione e nella vendita delle sostanze leggere e non di certo la nascita… Read more

Leggi l'articolo completo »
Società

immersione esistenziale del tessuto del sociale

Politica

Dagli alti ideali ai bui sottoscala del Parlamento. Spaccato sulla sfera Politica di una Italia in declino

Scuola e Università

Vita tra le mura d’Ateneo: l’orizzonte universitario

Cultura

Arte, Musica, Letteratura. Dalle Humanae Litterae, il pane dell’Anima

Informazione

Dalla televisione alla carta stampata. Le mille sfumature del giornalismo.

Home » Scuola e Università

La riforma Gelmini: i punti fondamentali

Scritto da – 7 settembre 2010 – 11:2811 commenti

Dopo aver sollevato accesi dibattiti per scuole elementari, medie e superiori, la contestazione si è diffusa soprattutto nel mondo universitario, attraverso la  richiesta esplicita dell’abrogazione della legge 133, ormai nota come riforma Gelmini.Questi i punti principali messi in discussione:

Stop ai finanziamenti a tutti gli atenei: verranno invece destinati alle università più meritevoli e le facoltà che chiuderanno il loro bilancio in rosso subiranno un blocco dei finanziamenti e delle assunzioni di nuovi docenti e ricercatori.

Il rettorato diventerà una carica a termine della durata di 8 anni al fine di evitare incompatibilità e conflitti d’interesse legati a parentele.

I docenti dovranno lavorare almeno 1500 ore l’anno delle quali almeno 350 dovranno essere dedicate ad attività didattiche di sostegno e assistenza agli studenti. I docenti dovranno inoltre certificare la loro presenza a lezione.

L’attività didattica e la ricerca saranno soggette a continue verifiche da parte di un’apposita Anagrafe Nazionale, da qui la necessità per docenti e ricercatori di dimostrare i risultati raggiunti attraverso la pubblicazione di articoli scientifici o libri. Lo spessore delle pubblicazioni e la qualità delle lezioni svolte in aula diventeranno fondamentali per ottenere i finanziamenti: infatti i due terzi del fondo ordinario saranno assegnati in base alla qualità della ricerca e un terzo in base alla qualità della didattica. Tra le novità più importanti, quella secondo la quale saranno gli studenti a dare i voti ai loro professori. Chi non si adeguerà vedrà dimezzato lo scatto biennale di stipendio e non potrà accedere a livelli di docenza superiori.

Questi i punti principali, ma proviamo ad analizzare nello specifico pro e contro della riforma.

Per quanto riguarda la decisione di bloccare i finanziamenti agli atenei seguendo un principio meritocratico, possiamo affermare che dagli anni novanta è sicuramente un dato di fatto che alla percentuale del 7% degli studenti iscritti presso le facoltà ha fatto da contrappeso la ben più cospicua percentuale dei professori che ammonta al 25% : questo ha determinato una situazione in cui diversi sono i corsi di laurea con un solo alunno iscritto o addirittura esistenti solo agli atti ma di fatto mai iniziati.

Tagliare i finanziamenti agli atenei che contengono corsi di questo tipo, tuttavia, significa penalizzare soprattutto gli studenti, ripartire in egual misura una colpa che finirebbe per coinvolgere anche iscritti ai corsi di laurea che invece funzionano. Responsabilità non sono pertanto attribuibili né  ai professori che insegnano quelle materie né agli alunni. Significa innanzitutto non rispettare il diritto allo studio degli studenti.

Sarebbe invece opportuno cercare d’intervenire in una misura diversa, tenendo conto non delle esigenze dell’ateneo, del prestigio di avere una materia non presente in altre facoltà o mirato solo all’occupazione di una cattedra, ma un’offerta formativa che sia valida e fatta su misura per lo studente, che permetta eventualmente anche l’istituzione di appositi laboratori destinati da avviare in seguito al raggiungimento di un certo numero di adesioni, basato su un interesse reale e tangibile, che diventa invece inutile nel momento stesso in cui non può produrre un risultato.

La limitazione del tempo di durata del rettorato sembra una buona clausola, volta a evitare cristallizzazioni di potere e quindi il perseguimento di interessi personali. Tuttavia non deve essere considerato come l’unico aspetto correlato ai più volte noti scandali di conduzione a livello familiare di molti atenei italiani.

Il terzo e il quarto punto sono quelli più importanti perché riguardano non l’ateneo, ma l’aspetto più concreto della formazione, ovvero il rapporto tra studenti e professori. Ottima la certificazione dell’orario effettivamente svolto, come del resto l’istituzionalizzazione delle ore di sostegno che dovrebbero essere da sempre contenute implicitamente nel metodo didattico e invece prendono forma di legge. Eppure, perché l’imposizione di produrre articoli scientifici o addirittura un libro per dimostrare il lavoro dei professori e quindi la loro validità didattica? Perché il risultato dovrebbe essere tangibile su un libro e non sulla formazione degli studenti?

Parlando con alcuni studenti, si evince che molti sono favorevoli all’introduzione del voto di merito ai professori. “Al momento esistono le cosiddette schede di valutazione” ribattono i professori, quelle schede che in forma anonima ognuno di noi studenti ha compilato almeno una volta sull’adeguatezza o meno del corso frequentato. Il voto, per molti, rappresenta invece una minaccia, uno strumento che potrebbe diventare un pretesto per eventuali ritorsioni ai danni dei professori.

Grande fermento ha suscitato anche la decisione di affidare alla società privata Consap la gestione di un fondo per le borse di studio, azione valutata da molti studenti come poco trasparente.

Una riforma per l’università era necessaria; troppo spesso “studiare” significa toccare con mano che sta venendo meno quel “futuro” che l’università un tempo riusciva a garantire e dando uno sguardo alle graduatorie delle migliori università a livello mondiale, sembra proprio che solo quella di Bologna riesca a fornire gli strumenti più adatti ai propri studenti. Tagliare i fondi e la ricerca, sarà il metodo corretto per risolvere la crisi?

Le diverse componenti della comunità universitaria e le forze politiche contrarie alla riforma continuano le proteste e le occupazioni al fine di imporne la bocciatura in Parlamento a Gennaio.

Che voto dare dunque, alla riforma?

Natasha Turano

 

Forse potrebbe interessarti:

Facebook comments:

Lascia un commento!

Aggiungi il tuo commento qui sotto, oppure esegui un trackback dal tuo sito. Puoi anche iscriverti a questi commenti via RSS.

Sii gentile, rimani in argomento. Lo spam non sarà tollerato.

È possibile utilizzare questi tag:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Questo sito web supporta i Gravatar. Per ottenere il proprio globally-recognized-avatar, registra un account presso Gravatar.