Legalizzazione, l’esempio del Portogallo
20 gennaio 2017 – 17:57 | Nessun commento

Se il termine “legalizzare” significa regolamentare, controllare e vigilare, allora, sono pienamente d’accordo sulla legalizzazione delle droghe leggere. Ad onor del vero, sono stato e sono tuttora favorevole ad un’azione volta a rendere legale, sotto il controllo diretto dello Stato, la vendita e la coltivazione della cannabis e dei suoi derivati per scopi terapeutici. Il concetto di legalizzazione che intendo io, implica una “libertà condizionata” nella produzione e nella vendita delle sostanze leggere e non di certo la nascita… Read more

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Le borse di studio scomparse: la protesta dei dottorandi di Napoli

Scritto da – 30 settembre 2015 – 20:07Nessun commento

UniversitàParthenopeC’era una volta il lavoro retribuito. In tempi in cui le prestazioni degli esordienti nel mercato del lavoro sono sempre più svalutate, il settore dell’istruzione e della ricerca soffrono in particolar modo. E quando i fondi spesso insufficienti devono arrivare, può succedere che spariscano nel nulla, magicamente. È successo a un gruppo di dottorandi dell’Università Parthenope di Napoli, che chiedono risposte e una soluzione, denunciando un comportamento scorretto nella lettera qui sotto:

Io, non borsista

Questa è la storia dei dottorandi di ricerca dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope” e nello specifico dei dottorandi del XXIX ciclo, derisi, presi in giro e truffati. Forse non tutti sanno che accedere a un Dottorato di Ricerca, a meno che non si abbia già la strada spianata, non è cosa semplice. Presentata la domanda di partecipazione, si attendono le valutazioni dei titoli. Solo coloro che ottengono un punteggio minimo stabilito dalla commissione di esame possono accedere alla fase successiva: il colloquio. La somma dei punteggi dati dall’esame dei titoli, dall’esito del colloquio e in alcuni casi da una prova scritta consente di stilare la graduatoria di merito. Solo i migliori, secondo un numero stabilito dalla commissione, avranno diritto a una borsa di studio triennale, tutti gli altri dovranno contare esclusivamente sulle proprie forze. Dal momento dell’attribuzione della borsa di studio inizia il crudo meccanismo dell’etichettatura, “borsista” e “non borsista”, secondo la quale quest’ultimo sarebbe tenuto a fare meno, a garantire una presenza in Dipartimento meno assidua rispetto al fortunato collega “borsista”, a impegnarsi meno nelle attività accademiche, ma questo accade solo raramente. “Borsista” e “non borsista” vengono comunemente equiparati, la loro differenza sta solo nelle tasche e in tanti altri vantaggi di cui il “non borsista” non può usufruire, come ad esempio la maggiorazione pari a circa metà della borsa di studio quando soggiorna all’estero per motivi di studio o il versamento dei contribuiti per l’intera durata del dottorato.

Una speranza per i “non borsisti” sembra nascere nel marzo 2015, quando viene pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania un avviso pubblico con il quale si invitano gli atenei campani a presentare una serie di progetti, con l’obiettivo di concedere una borsa di studio ai “non borsisti”. Il 19 maggio viene pubblicata la graduatoria di assegnazione dei fondi messi a disposizione dalla Regione e tra i vincitori vi sono proprio alcuni corsi di Dottorato della “Parthenope”. Per le alte cariche, però, tutto è già caduto nel dimenticatoio e i dottorandi hanno cercato di reclamare in autonomia la loro borsa di studio. Quelle borse di studio tuttavia non sono mai arrivate. L’Ateneo, anziché impiegare i fondi ricevuti dalla Regione per i “non borsisti”, come da bando, ha deciso di utilizzare in altro modo questi fondi, così che i “non borsisti” del XXIX ciclo sono venuti a conoscenza del fatto che le loro borse di studio sono state destinate in parte ai cicli di dottorato successivi, nonostante nella graduatoria del BURC si facesse esplicito riferimento al loro ciclo di studi, e in parte ai loro colleghi già detentori delle borse di studio ministeriali sostituite dalle nuove. Mentre negli altri atenei campani i fondi BURC sono stati effettivamente assegnati ai non borsisti, alla Parthenope invece si è assistito a questo scandalo.

Una situazione ambigua e complessa, testimone anche della mancanza di rispetto nei confronti di studenti e ricercatori. Dicono i “non borsisti”:

In che modo è stata comunicata, da parte dell’Ateneo, l’assenza delle borse?

L’assenza delle borse non ci è mai stata comunicata. Come si evince dall’articolo, la possibilità di ricevere una borsa di studio con i fondi POR 2007-2013 ci è stata prospettata, ma nessuno ci ha comunicato dell’esito positivo dell’attribuzione dei fondi. Noi dottorandi, operando delle ricerche sul sito BURC abbiamo constatato che le borse erano state assegnate al nostro ciclo di studi.

Quali sono state, oltre alla lettera collettiva, le reazioni dei richiedenti?

Una volta venuti a sapere dell’esito positivo dell’attribuzione ci siamo rivolti ai nostri responsabili didattici, alcuni di questi non erano a conoscenza dei fondi BURC, altri sembravano essere caduti dalle nuvole, dimenticato completamente la possibilità che loro stessi ci avevano prospettato.

Ci siamo rivolti anche all’Ufficio Progetti di Ateneo per avere una copia della documentazione che giustificava la spesa dei fondi BURC. Tale documentazione o non ci è stata consegnata o era poco chiara e non faceva riferimento diretto alla nostra situazione.

Quale il vostro commento personale sull’accaduto?

Come già scritto, siamo stati derisi, truffati, abbiamo coltivato false speranze, speravamo di riuscire a ottenere una forma di finanziamento, che ci permettesse di dedicarci completamente a quello che abbiamo la scelto, la ricerca, senza doverci dividere tra tanti piccolo lavoretti. Io e i miei colleghi svolgiamo diversi lavori occasionali, la mattina può vederci nelle aule universitarie, tra i corridoi del Dipartimento, la sera invece indossiamo una camicia bianca per servire ai tavoli, ci trova dietro un bancone a servire possibili nostri studenti, a dare ripetizioni.

Vi sono stati altri episodi di irregolarità nell’erogazione dei fondi nel vostro ateneo?

Di questo non ne siamo a conoscenza, ma il nostro caso non può essere dimenticato, stiamo parlando infatti di 27 borse di studio finanziate dai fondi POR, per un totale di 1.723.674, 60 Euro.

Come agisce direttamente sul vostro operato il mancato finanziamento?

Come scrivo nell’articolo, borsisti e non borsisti svolgono lo stesso lavoro, e dico lavoro perché di questo si tratta. Siamo dipendenti dell’Università, svolgiamo ricerca e supporto ai docenti e agli studenti. Coloro che usufruiscono di borsa di studio hanno una serie di vantaggi di cui i non borsisti non possono usufruire: contribuiti versati per l’intera durata del percorso di studio, borsa mensile, maggiorazione della borsa in casi di soggiorno all’estero, esenzione dal pagamento delle tasse di studio. A questo punto potrà chiederci perché non svolgiamo un lavoro extra, è quello che facciamo, ma non possiamo cumulare un reddito annuo superiore ai 7.000 Euro, a differenza dei nostri colleghi borsisti, il cui tetto massimo di reddito annuo, escludendo quello della borsa di studio, è fissato a un massimo di 11.000 Euro e anche in questo caso un’ulteriore differenza tra borsisti e non.

Oltre il danno, la beffa. Aggiungere disagi a una situazione già complessa non può che peggiorare la situazione delicata dell’italico sistema universitario. Ci auguriamo quindi che il caso non passi inosservato e che sia fatta chiarezza sull’erronea distribuzione dei fondi per questi “non borsisti” o, meglio “borsisti mancati”.


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