Legalizzazione, l’esempio del Portogallo
20 gennaio 2017 – 17:57 | Nessun commento

Se il termine “legalizzare” significa regolamentare, controllare e vigilare, allora, sono pienamente d’accordo sulla legalizzazione delle droghe leggere. Ad onor del vero, sono stato e sono tuttora favorevole ad un’azione volta a rendere legale, sotto il controllo diretto dello Stato, la vendita e la coltivazione della cannabis e dei suoi derivati per scopi terapeutici. Il concetto di legalizzazione che intendo io, implica una “libertà condizionata” nella produzione e nella vendita delle sostanze leggere e non di certo la nascita… Read more

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Referendum trivelle: la Democrazia ammalata

Scritto da – 21 aprile 2016 – 08:55Nessun commento

trivelle referendumÈ giunta alla fine l’avventura di questo referendum abrogativo sul quale si sono sprecati tanti slogan, ma pochissima informazione. A vincere è l’astensione: in questo caso, un modo come un altro per dire che vincono i No, ma non solo. È solamente il 30% degli italiani a recarsi alle urne nella giornata di domenica 17 aprile. Gli altri? In altre faccende affaccendati. Si potrebbe affermare che, banalmente, chi avrebbe voluto votare No, ha scelto la strategia dell’astensione: è dunque da qui che deriva una così bassa affluenza alle urne. Tuttavia, ci staremmo prendendo in giro, ed è sufficiente fare due calcoli per capirlo.
A sostenere il vi erano principalmente tre partiti, schierati totalmente a favore dell’abrogazione, ovvero Cinque Stelle, Sinistra Italiana e Lega Nord. Questi tre schieramenti, da soli, secondo i sondaggi che testano le intenzioni di voto degli italiani, arrivano al 46% dei consensi. Da soli. In più, si dovrebbero sommare gli elettori del PD, sostenitori di quei Governatori di Regione che hanno proposto il referendum, e una parte, a quanto sembra, dell’elettorato di Forza Italia che vuole porsi in contrasto con il Governo. Secondo questi calcoli teorici, si sarebbe dovuta raggiungere una percentuale di votanti favorevoli all’abrogazione pari, o addirittura superiore, al 50% degli aventi diritto. Eppure, sappiamo che non è stato affatto così. Ora, non è chiaramente scontato che tutti coloro che sostengono questi schieramenti politici fossero necessariamente d’accordo con il Sì. Tuttavia, questa parte di votanti avrebbe potuto segnalare la sua presenza andando a votare No, oppure consegnando scheda bianca. Avrebbe potuto farlo specialmente se si considera il triste invito da parte del Presidente del Consiglio Matteo Renzi a disertare questa consultazione popolare; un invito che per diversi ha rappresentato un buon motivo per recarsi alle urne. Eppure, si è arrivati appena al 30%. Ciò significa che su circa 50 milioni di aventi diritto al voto, 15 milioni sono effettivamente andati a votare, di cui 12 milioni hanno posto la croce sul Sì. Dunque, solo 24% degli aventi diritto ha espresso voto favorevole all’abrogazione della norma, il restante 6% ha espresso voto contrario, nullo o ha consegnato scheda bianca. Una percentuale, la prima, ben lontana da quel teorico 50% di elettorato a sostegno dei partiti schierati con il Sì. Questo potrebbe voler dire due cose: o che i suddetti partiti hanno sbagliato completamente i calcoli elettorali, sostenendo una causa in cui credeva meno della metà dei propri elettori, oppure che molti di coloro che, secondo logica, avrebbero dovuto votare Sì, non si sono proprio presentati alle urne. Parecchio bizzarro, se si considera che sono gli stessi elettori che denunciano la morte della Democrazia in Italia ad ogni pie sospinto. Una morte che loro imputano principalmente all’assenza di elezioni politiche dall’ultimo Governo Berlusconi. Tuttavia, è molto semplicistico vederla così, se poi le affluenze sono queste. Se non vai a votare quando ti è richiesto, non puoi lamentarti che non vengono indette elezioni. Non perché sia giusto che il popolo italiano non voti da tre legislazioni, ma perché ti lamenti di una situazione che contribuisci ad alimentare o che comunque non fai nulla per cambiare.

Chi non vota alle politiche, spesso, si nasconde dietro la scusante che le formazioni sono tutte uguali, che i politici sono tutti ladri e che il suo non-voto rappresenta una protesta. È un muro labile dietro cui celare la propria ignavia anche in quel caso, ma lo è ancor di più nel caso di un referendum. In questa circostanza non ci si può giustificare con l’assenza di opzioni politiche valide sufficientemente da meritare il voto. Le opzioni esistono, eccome, e le prevede la Costituzione: si può votare Sì o No in caso di accordo o disaccordo con l’abrogazione della norma, oppure si può consegnare scheda bianca. È vero, anche l’astensione è un’opzione, ma ricordiamoci che non è più sanzionata solo dal 1993, quando si è deciso di darle lo status di scelta politica, forse perdendo un po’ di quella che è la sua originale definizione giuridica di dovere civico. Però, se questa domenica non ti sei recato a votare non hai manifestato alcuna protesta, non hai dimostrato nessuna delusione, non hai cambiato nulla di ciò che vorresti cambiasse. Hai scelto di non curartene. Ma un popolo che non si cura della propria Democrazia, merita forse che la Democrazia si curi di lui?

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