Legalizzazione, l’esempio del Portogallo
20 gennaio 2017 – 17:57 | Nessun commento

Se il termine “legalizzare” significa regolamentare, controllare e vigilare, allora, sono pienamente d’accordo sulla legalizzazione delle droghe leggere. Ad onor del vero, sono stato e sono tuttora favorevole ad un’azione volta a rendere legale, sotto il controllo diretto dello Stato, la vendita e la coltivazione della cannabis e dei suoi derivati per scopi terapeutici. Il concetto di legalizzazione che intendo io, implica una “libertà condizionata” nella produzione e nella vendita delle sostanze leggere e non di certo la nascita… Read more

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La Milano di Pisapia

Scritto da – 2 novembre 2015 – 18:19Nessun commento

pisapiaLa rivoluzione arancione del maggio 2011 per Milano è quasi giunta al termine. Ancora quattro mesi e si tornerà alle urne, cosicché i milanesi potranno esprimere un giudizio definitivo su questi quattro anni di amministrazione. Le opinioni, come sempre, sono molte, ma le certezze restano poche. Tuttavia, se c’è una cosa che si nota facilmente, è che quando si parla di Giuliano Pisapia, l’opinione pubblica si divide come le acque del mar Rosso al passaggio di Mosè: per alcuni una benedizione, per altri il peggior sindaco che la città abbia mai visto. D’altronde però, l’elettorato italiano, quando sceglie una fazione, difficilmente cambia idea e sarebbe inverosimile pensare che, la città roccaforte del centro destra, in soli quattro anni, possa essersi convertita così radicalmente. Il 28 maggio 2011 infatti, era stato un momento storico per Milano. Piazza Duomo, gremita di sostenitori d’arancio vestiti, era stata incoronata da un arcobaleno che pareva esser stato messo apposta a suggellare il momento. Dopo 19 anni di amministrazione leghista o filo-berlusconiana, era stato eletto un sindaco di centrosinistra: uno smacco per gli allora presidente del consiglio Berlusconi IV e governatore Formigoni IV; la domenica di Pasqua per moltissimi cittadini che hanno da subito visto in questo cambiamento un’occasione di risurrezione per la città. E’ stato così? La domanda da cui si dovrebbe partire è: cosa lasciava in eredità la sindaca Letizia? Secondo alcune interviste rilasciate dalla stessa a poche ore dalla disfatta, si trattava di un bottino di 48 milioni di euro di utile, secondo il bilancio 2011. Tuttavia si sa, l’amministrazione Moratti, e bisogna dirlo, ha sempre avuto un occhio di riguardo per arte e cultura, dunque ha probabilmente pensato che un po’ di creatività anche in finanza non avrebbe fatto male. Peccato che poi ci sia sempre il guastafeste, che rifà i conti e sostiene che far quadrare i bilanci mettendo all’attivo operazioni non ancora definite, tipo la quotazione in borsa di SEA o la vendita di quote della partecipata Serravalle, potrebbe essere quantomeno fantasioso. Tant’è che, alla fine, più che il tesoretto, Pisapia ha trovato un buco nero sotto la scrivania di Palazzo Marino. Pertanto, dopo anni di grandi opere finanziate a pane e creatività, qualcuno ha dovuto alzare le tasse, aumentare il prezzo del biglietto dei mezzi pubblici del 50% e istituire definitivamente la tanto odiata Area C (che tutto sommato però ha portato a una diminuzione del traffico all’interno della cerchia dei bastioni del 28%, dal 2011 ad oggi).

Altra ghiotta eredità della giunta di Letizia sarebbe stato il piano di governo del territorio da lei approvato, se fosse stato portato avanti: in parole povere, una colata di cemento. Giusto per sfatare il mito della Milano «grigiona». Pensate a quanto sarebbe bello ora, il paesaggio dei navigli, se al posto dell’acqua ci fosse un bel parcheggio, come concepito dal predecessore Albertini! E il Parco Agricolo Sud, che meraviglia sarebbe stato se all’amico Ligresti si fosse permesso di costruire altre mostruose palazzine di periferia! E invece niente, nel parco ci sono ancora gli alberi e alla Darsena, antico porto di Milano, è stata restituita l’acqua. “E io la macchina dove la metto?”, si chiedono i milanesi. Certo, «a Milano», questo è un problema reale. Tuttavia, sarebbe bello poter pensare che il progresso ci porti verso soluzioni, magari inizialmente percepite come scomode, ma più lungimiranti e sostenibili di una colata di cemento. Come, ad esempio, lo sono il servizio di condivisione di biciclette, auto e motorini, o come lo è stato, seppur con molto ancora da fare per la copertura dell’hinterland, l’incremento del servizio dei trasporti pubblici.

E poi Expo. Che dire? Milano vinse l’assegnazione nel marzo del 2008. Nel 2011 si avviarono finalmente le gare per far partire i lavori, a meno di quattro anni dall’inizio manifestazione. Nel frattempo? Cosa era stato fatto nei tre anni precedenti? Baruffe. Formigoni che voleva realizzare Expo sui terreni privati a Lacchiarella, casualmente di proprietà della famiglia Berlusconi, la Moratti che voleva acquistare i terreni agricoli della zona Rho-Pero per un prezzo che, è stato stimato, essere più del quadruplo del loro valore (cosa che si è poi verificata realmente). Come è andata a finire, lo sappiamo tutti: tra scandali, ritardi, inchieste, arresti e un dispendio di soldi pubblici fuori dal comune, alla fine, Expo, l’abbiamo portata a casa. Sono riusciti, in fin dei conti, gli enti lombardi e non solo, ad arginare l’immenso danno, economico e d’immagine, che avrebbe causato una rinuncia? Possiamo dire di sì. Sono riusciti, i vari commissari nominati dal 2011 in poi, ad eliminare le conseguenze di un sistema endemico di corruzione? Assolutamente, no. Era possibile farlo nel giro di così poco tempo e con così pochi strumenti? Probabilmente, no.

Ora mancano pochi mesi alle nuove elezioni e il sindaco Pisapia annuncia già da molto tempo di non avere intenzione di ricandidarsi, perché, dice, non considera la politica un mestiere. Dunque il giudizio dei milanesi sul suo operato sarà espresso attraverso qualcun altro, presumibilmente il vincitore delle primarie del PD. Molto dipenderà anche da chi verrà candidato dal centrodestra, visto che, fino ad ora, i nomi fatti risultano poco probabili: Salvini, al momento, ha di meglio a cui aspirare, e i nomi di Sgarbi e Berlusconi suonano più come una provocazione. O almeno si spera. Chi sarà dunque, il nuovo uomo alla guida della grande metropoli che Milano è diventata oggi? Osannata dai maggiori giornali internazionali come una tra le più belle capitali europee e rivalutata anche da quegli italiani che, fino ad ora, l’avevano sempre snobbata e relegata al ruolo di «città industriale», Milano ha ancora molto da dare e da migliorare. Auspichiamoci che i milanesi decidano di darne le redini a qualcuno che continui ad averne il rispetto che merita.

Antonella Serrecchia


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