Legalizzazione, l’esempio del Portogallo
20 gennaio 2017 – 17:57 | Nessun commento

Se il termine “legalizzare” significa regolamentare, controllare e vigilare, allora, sono pienamente d’accordo sulla legalizzazione delle droghe leggere. Ad onor del vero, sono stato e sono tuttora favorevole ad un’azione volta a rendere legale, sotto il controllo diretto dello Stato, la vendita e la coltivazione della cannabis e dei suoi derivati per scopi terapeutici. Il concetto di legalizzazione che intendo io, implica una “libertà condizionata” nella produzione e nella vendita delle sostanze leggere e non di certo la nascita… Read more

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La vie en rose (con qualche nuvola grigia)

Scritto da – 6 dicembre 2014 – 17:15Nessun commento

 

erasmoustache

Erasmoustache #3

Dopo due mesi, credevo di essermi abituata a questo tempo che concede a un tratto giornate degne di un settembre italiano, con un sole che riscalda le ossa e rasserena gli animi, per poi farci annegare nella tempesta nel giro di qualche ora. Ecco perché, qui a Parigi, ancora pochi fortunati sono sopravvissuti ai malanni di stagione. Inoltre sembra assodato che anche una leggera aria condizionata in metro, quantomeno di primo mattino quando le carrozze scoppiano, sia una lontana utopia. Questo vuol dire entrare in metro con vari strati per proteggersi dal vento pungente, doversi togliere di dosso quasi tutto per non soffocare, sudare e poi uscire nuovamente nell’aria fredda della capitale. Tutto ciò comporta l’acquisizione di una certa destrezza sui mezzi; occorre prenderne il ritmo, calcolare le pause giuste per potersi spogliare di qualche indumento senza ferire nessuno e all’arrivo capire qual è il momento adatto per rivestirsi. Tale pratica olimpionica, già affinata nei tragitti in metropolitana a Milano, dev’essere qui resa impeccabile: molta più gente, molto più freddo e, per l’appunto, nessuna traccia d’aria condizionata.
In questi riti fantozziani, però, c’è sempre un lato positivo: a Parigi molto spesso ci si muove per raggiungere posti meravigliosi. Soprattutto se si ha la fortuna di avere una settimana buona di pausa dai corsi universitari. Le vacanze della Toussaint in Francia durano di norma due settimane per i più piccoli; al liceo si accorciano a una. Per molti studenti Erasmus, è l’occasione di viaggiare per il paese ospitante e quelli adiacenti. Per altri, è la grande occasione di fare un po’ di sano turismo, che troppo spesso viene tralasciato, per eccessivo stacanovismo nel “processo d’integrazione” (per la serie: se i francesi veri non ci vanno, non ci vado nemmeno io), oppure per semplice mancanza di forze.
Se sei uno studente, o hai meno di 26 anni, questa città non ti spalanca dei portoni, ma delle imponenti cancellate dorate. Una quantità incredibile di musei e esposizioni sono gratuite o a prezzi sensibilmente ridotti. Basta solo affiancare le gallerie della metro, ricoperte di cartelloni, per ritrovarsi con l’agenda piena. E non di cose dappoco. Mostre importanti, ricche e bellissime sono sparse per tutta Parigi, ad aggiungersi alle esposizioni permanenti che traboccano di tesori.
Altro scrigno di preziosi: il cinema. Circolano due carte – biglietto d’oro per cinefili, la UGC Illimitée e la Carte Le Pass della Gaumont Pathé, che permettono accesso illimitato a un gran numero di sale francesi; a Parigi, se sei il felice proprietario di una delle due, le poltroncine di circa 60 cinema non aspettano che te. Bisogna approfittarne per fare quell’agognata indigestione di film su grande schermo, del tutto impossibile in Italia per motivi economici.

Ma se stiamo parlando di consigli, ecco quello che mi sento di dare a tutti i golosi senza forza di volontà che arrivano in Francia: preparatevi ad aprire mutui, a non avere pace mentre camminate verso il centro, a cercare di convincervi in tutti i modi che sì, potete vivere senza quel profumatissimo croissant (salvo poi fagocitarlo in un attimo ed esser già pronti per il bis). Ma, soprattutto, a pensare costantemente alla necessità di fare sport. I francesi, diciamocelo, non cucinano bene come gli italiani. Ma quando ad ogni angolo di strada ti imbatti in una boulangerie, quando tra te e la salute si frappone una vallata di pain au chocolat e brioches suisse, le cose non sono facili. In particolar modo se si è sotto stress o semplicemente giù di corda, non si fuma e lo sfogo tramite attività sportiva ti lascia bloccato come un ultrasettantenne. Nei giorni seguenti il mio primo allenamento di kung fu nel “mistico” Dojo di Paris 8, credo di aver visto non la luce, ma la pensione, luccicare a una distanza ragionevole.
Quindi attenti al lupo, alla crema pasticciera e agli allenatori troppo esigenti.

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