Legalizzazione, l’esempio del Portogallo
20 gennaio 2017 – 17:57 | Nessun commento

Se il termine “legalizzare” significa regolamentare, controllare e vigilare, allora, sono pienamente d’accordo sulla legalizzazione delle droghe leggere. Ad onor del vero, sono stato e sono tuttora favorevole ad un’azione volta a rendere legale, sotto il controllo diretto dello Stato, la vendita e la coltivazione della cannabis e dei suoi derivati per scopi terapeutici. Il concetto di legalizzazione che intendo io, implica una “libertà condizionata” nella produzione e nella vendita delle sostanze leggere e non di certo la nascita… Read more

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I “mammoni” made in Italy

Scritto da – 10 gennaio 2012 – 18:062 commenti

Che l’Italia non sia ai vertici della graduatoria mondiale per quanto riguarda l’iniziativa giovanile, ma soprattutto per la capacità dei giovani d’oggi di tagliare il “cordone ombelicale” dalla famiglia, non è più, e forse non ha mai ricoperto tali connotati, un segreto da celare. Sempre più ci troviamo di fronte a situazioni che potremmo appellare con il termine “stravaganti”, nelle quali ragazzi ormai pienamente usciti dall’età dello sviluppo, si aggirano come spettri di loro stessi tra le mura della casa materna senza apparente coscienza. Su questo argomento il Los Angeles Times ha redatto un articolo prendendo in esame il punto di vista di Enrico Finzi, psicologo sociale e presidente di Astra-Demoskopea, istituto di ricerche sociali e di marketing.  ”Grande peso nella scelta di rimanere a casa da parte dei ragazzi italiani arriva dalla difficoltà di trovare un lavoro stabile (il precariato non è certo d’aiuto all’emancipazione) e una casa adatta, per misure e prezzi, alle esigenze di coloro che decidono di andare a vivere da soli”.

L’immancabile controparte è stata fornita dallo psichiatra Massimo Di Giannantonio il quale, puntando il dito contro mamma e papà, spiega: ”Da una parte c’è la paura della solitudine e di essere abbandonati. I genitori, dunque, mettono in campo delle strategie per rallentare la crescita e l’autonomizzazione dei loro “bambini”. Accanto a queste motivazioni egoistiche, aggiunge, c’ è anche l’iperprotettività”.

In entrambi le visioni possiamo ritrovare delle verità innegabili che però non forniscono un’adeguata risposta, ma soprattutto non presuppongono una soluzione, della problematica socio-economica italiana. Se è vero che la crisi nella quale siamo incappati, non senza aver avuto i mezzi per rallentarla o per preparare antidoti atti a limitarla, ha portato ad un blocco all’interno del mercato del lavoro italiano, è altrettanto vero che oggi a livello giovanile è sempre più difficile percepire lo spirito di sacrificio. In altre parole, la maggior parte dei “figli del sessantotto”, ha omesso le parole “gavetta” e “umiltà”. A testimoniare questo innegabile dato di fatto potrebbe bastare una tra le frasi più comunemente utilizzate dai nuovi “dottori” universitari al termine del loro corso di studi. Questa riguarda la posizione che essi ritengono di poter ricoprire all’interno del mondo del lavoro dal momento in cui essi si trovano in carica ad un titolo di studio. Spesso, purtroppo, il fattore dell’esperienza sul campo è un elemento ritenuto superfluo dai più e, anche quando questa viene intrapresa, deve confrontarsi con le remore nei confronti di lavori umili in grado comunque di fornire risorse economiche che comporterebbero la possibilità di “staccarsi” dalle braccia della famiglia. Le parole di Giannantonio spiegano e forniscono una perfetta spiegazione di questa “piaga sociale”.

A contribuire alla sonnolenza che avvolge le aule universitarie o coloro che agli studi hanno preferito uno stipendio, dobbiamo aggiungere un fattore espressamente italiano e cioè quello della iperprotettività da parte della famiglia. Sempre più spesso, in un sistema latente come quello italiano, la famiglia si ritrova a ricoprire un ruolo di “freno” per i figli. Se è vero che una volta il fenomeno era più sviluppato al sud a causa delle più radicate tradizioni, un classico esempio visivo può essere dato dal tanto stereotipato tatuaggio a forma di cuore con la scritta I love Mum all’interno, oggi questo si è equamente suddiviso in tutte le zone d’Italia.

La causa principale al ruolo che la famiglia si trova a ricoprire, è ancora una volta figlia dell’instabilità politica ed economica italiana che ha portato ad una crescente sfiducia nei confronti della società e delle istituzioni ed al modo in cui queste non sono in grado di fornire sicure basi alle generazioni che dovrebbero, e in questo caso mi baso sulla logica, rappresentare il domani italiano quantomeno a livello anagrafico. In un contesto come quello riportato, un genitore si sente ancora completamente responsabile per le sorti del figlio e, nel provare a tracciare una sicura via, corre il rischio di lobotomizzare l’iniziativa dello stesso che, ritrovandosi in un ambiente ospitale come quello di casa nel quale si trova sollevato dagli incarichi più “ingrati” come cucinare, lavare i panni e mantenere un certo stato di igiene in casa, si riaccomoda in poltrona e lascia che gli eventi formino il suo futuro. Un lampo a ciel sereno sono i tanti stagisti che impegnati in stage formativi non retribuiti, ricoprono inconsciamente il ruolo di “colonizzatori” accanto agli altrettanti “pionieri” che stanno cercando spazio all’estero.

Per concludere, mi sento in dover ancora una volta di bocciare l’apparato politico italiano che a questo risponde con un picche, additando la colpa alla crisi e nel contempo continuando a ridurre i fondi all’istruzione ed eliminando conseguentemente i presupposti per una crescita culturale svincolata dal dubbio e dall’incertezza.

 

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