Legalizzazione, l’esempio del Portogallo
20 gennaio 2017 – 17:57 | Nessun commento

Se il termine “legalizzare” significa regolamentare, controllare e vigilare, allora, sono pienamente d’accordo sulla legalizzazione delle droghe leggere. Ad onor del vero, sono stato e sono tuttora favorevole ad un’azione volta a rendere legale, sotto il controllo diretto dello Stato, la vendita e la coltivazione della cannabis e dei suoi derivati per scopi terapeutici. Il concetto di legalizzazione che intendo io, implica una “libertà condizionata” nella produzione e nella vendita delle sostanze leggere e non di certo la nascita… Read more

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In 350mila in piazza per ricordare le vittime di mafia

Scritto da – 22 marzo 2016 – 11:45Nessun commento

MAFIA CORTEO FIRENZEL’arrivo della primavera è per molti un simbolo di rinascita. Si esce dal letargo invernale e si sboccia, rifiorendo nell’anima e nel corpo. L’aria è fresca e profumata, i colori sono più accesi e lo spirito ne è appagato. Non è un caso che, ventuno anni fa, l’associazione Libera Contro le Mafie abbia scelto proprio questa giornata per istituire La Giornata per la Memoria delle Vittime delle Mafie. E’ un simbolo che serve a ricordare l’esigenza di una rinascita, di una fioritura di una società attenta, cosciente e memore. Ogni anno, da ventuno anni a questa parte, una città italiana viene scelta come epicentro della manifestazione che coinvolge giovani e adulti da tutta Italia. Una processione colorata e variegata marcia tra le strade della stessa fino a raggiungere la piazza dove vengono letti, uno per uno, i nomi delle vittime innocenti. Oggi, ufficialmente, questa lista conta 1200 nomi: 1200 storie, 1200 volti, 1200 cuori di persone che, in un modo o nell’altro, hanno incrociato la strada delle mafie e ne sono usciti sconfitti. Ma questa sconfitta non è definitiva e può trasformarsi in una vittoria, può rappresentare una rinascita. Se ognuno di noi porterà memoria di queste 1200 persone, rendendole degli esempi di cittadinanza attiva, di amore, di senso di giustizia e legalità, se questo accadrà, la loro non sarà una sconfitta. È questo il senso profondo di questa giornata che, si spera, sarà presto riconosciuta dalla Repubblica Italiana come la Giornata Nazionale in Memoria delle Vittime di Mafia, come prevede il DDL ora in fase di approvazione al Senato.

Mentre la legge fa il suo corso, la società civile si autogestisce, come fa da ventuno anni e più, e quest’anno più che mai, la manifestazione è stata sentita e partecipata. Oltre a Messina infatti, città scelta come ritrovo centrale, sono stati circa venti mila i luoghi in cui sono stati letti gli oltre mille nomi presenti sulla lista: 20mila luoghi in circa mille altre città lungo tutto lo stivale. Parrocchie, scuole, carceri, piazze si sono colorate delle bandiere di Libera, degli striscioni e dei volti di 350 mila persone, ospitando personaggi illustri e familiari delle vittime, sempre accolti in un accorato, caloroso e commovente applauso. Un applauso fatto di 700 mila mani che oggi, come i restanti 356 giorni dell’anno, sono usate per contribuire alla creazione di una società più libera. «Abbiamo voluto chiamare questo momento “ponti di memoria e luoghi d’impegno”» ha dichiarato don Ciotti, fondatore dell’associazione. «Il nostro Paese ha bisogno di ponti che allarghino le coscienze e traghettino le speranze».

Libera, Associazioni, Nomi e Numeri contro le Mafie nasceva 21 anni fa, nel 1995. Due anni dopo il tristemente famoso 1992, anno di svolta, nel bene o nel male, della lotta alla criminalità organizzata compiuta nei dieci – quindici anni precedenti; un anno prima che venisse approvata la legge 109 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle organizzazioni criminali. Questa legge segnava una svolta epocale nel contrasto alle mafie nel nostro Paese, per lo Stato, per la rete di Libera e per tutti i cittadini che avevano sostenuto con un milione di firme la petizione popolare a sostegno della proposta di legge. Quest’anno, il sette marzo, ricorrevano i vent’anni da questo grande passo. Da allora, gli immobili confiscati in Italia sono stati più di 17mila, le aziende più di tremila. Un maltolto restituito alla collettività attraverso la trasformazione di quelli che erano le sporche ricchezze di qualcuno, in beni per tutti, dalle scuole, alle case famiglia ai centri per anziani. Sono nate, sui terreni confiscati, cooperative agricole che, oltre a dare lavoro a tanti giovani, rendono disponibili in tutto il territorio italiano prodotti gustosi, perché biologici e perché simbolo di un riscatto. Certo, ancora molta strada resta da fare, molti sono i miglioramenti che possono essere proposti allo scopo di facilitare l’applicazione di questa legge importante e moltissime altre sono le leggi che potrebbero rappresentare, così come lo fece la 109/96, una svolta nella lotta al cancro della mafia. Una mafia che cambia sembianze giorno dopo giorno, rendendone più difficile l’identificazione e la sconfitta, ma che, come disse Qualcuno, un Qualcuno che oggi più di allora cammina a testa alta sulle gambe di ciascuno di noi, noi che crediamo in un cambiamento possibile, «è un fatto umano, e come ogni fatto umano ha avuto un inizio, ed avrà anche una fine.»

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