Legalizzazione, l’esempio del Portogallo
20 gennaio 2017 – 17:57 | Nessun commento

Se il termine “legalizzare” significa regolamentare, controllare e vigilare, allora, sono pienamente d’accordo sulla legalizzazione delle droghe leggere. Ad onor del vero, sono stato e sono tuttora favorevole ad un’azione volta a rendere legale, sotto il controllo diretto dello Stato, la vendita e la coltivazione della cannabis e dei suoi derivati per scopi terapeutici. Il concetto di legalizzazione che intendo io, implica una “libertà condizionata” nella produzione e nella vendita delle sostanze leggere e non di certo la nascita… Read more

Leggi l'articolo completo »
Società

immersione esistenziale del tessuto del sociale

Politica

Dagli alti ideali ai bui sottoscala del Parlamento. Spaccato sulla sfera Politica di una Italia in declino

Scuola e Università

Vita tra le mura d’Ateneo: l’orizzonte universitario

Cultura

Arte, Musica, Letteratura. Dalle Humanae Litterae, il pane dell’Anima

Informazione

Dalla televisione alla carta stampata. Le mille sfumature del giornalismo.

Home » esteri

Europa e migranti: politiche a confronto

Scritto da – 30 marzo 2016 – 20:28Nessun commento

immigrati europaUn giorno guarderemo con rammarico a questa opportunità mancata di agire con solidarietà e comune umanità.” Filippo Grandi

Il tentativo di queste righe sarà quello di spiegare, in modo chiaro e coinciso, quale sia la politica Europea sulla questione dell’immigrazione; dimostrando quanto questo sia un banco di prova dove l’Europa sta fallendo e dando prova della sua grande fragilità endemica, dato che ogni paese ha reagito con una propria legislazione, nella più completa assenza di coordinamento e di una politica comune. Questo trattando del fenomeno dell’immigrazione prescindendo dalle cause che la generano: guerra in Siria, guerra in Libia e Yemen, abusi e povertà in Kosovo o nei paesi del Nord Africa, terrorismo.

Cosa prevede l’accordo tra Turchia e Unione Europea del 20 marzo. Al fine di chiudere la rotta balcanica, grazie alla quale sono passate circa un milione di persone a partire del 2015, i 28 leader europei si sono trovati d’accordo su alcuni punti che hanno avuto l’avvallo del presidente turco Recep Tayyp Erdogan:

Respingimento dei migranti in Turchia. tutti i nuovi migranti irregolari che arrivano dalla Turchia alle isole greche, saranno rimandati indietro in Turchia. Questo avverrà nel pieno rispetto della normativa Ue e internazionale, escludendo quindi qualsiasi tipo di espulsione collettiva. I migranti che arrivano sulle isole greche saranno debitamente registrati e le domande d’asilo saranno trattate singolarmente dalle autorità greche in conformità con la direttiva sulle procedure di asilo, in collaborazione con l’Unhcr (l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati). Questo apre un grande vortice e una grande domanda sull’eventualità che a scappare siano uomini, donne e bambini di altre etnie, perché questa procedura vale solo per coloro che vengono da aree riconosciute come zone di guerra. Per algerini, pakistani, marocchini non c’è modo di proseguire. Almeno non legalmente. I migranti non richiedenti asilo o la cui domanda è stata trovata infondata o inammissibile secondo la citata direttiva saranno restituiti alla Turchia. Dalle coste i rifugiati vengono per lo più caricati su pullman dell’Unhcr e portati al centro di registrazione, uno dei famigerati hotspot richiesti dall’Europa. Qui vengono prese le impronte digitali, controllati i documenti, verificata l’identità. Poi viene dato loro un foglio che li autorizza a spostarsi in Grecia a patto di lasciare il paese entro 30 giorni. La procedura di registrazione può richiedere ore, spesso giorni. Il campo – ex base militare, strade sterrate, reti e filo spinato – può ospitare circa un migliaio di persone per notte.

Aiuti economici alla Turchia. L’Unione europea ha deciso di accelerare il versamento di tre miliardi di euro di aiuti alla Turchia, già approvati nel vertice di novembre, per la gestione dei campi profughi.

Liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi. La Turchia chiede anche la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi a partire dal 1 giugno di quest’anno. Entro ottobre potrebbe non essere più necessario per i turchi chiedere un visto per entrare nell’Unione europea. A patto che siano rispettate tutte le condizioni richieste dall’Unione europea. Nella pratica è quasi impossibile per Ankara soddisfare le 72 richieste avanzate da Bruxelles in tempi brevi. Inoltre l’Unione Europea tornerà a discutere dell’ammissione della Turchia “non appena possibile”.

Bisogna sottolineare, e molti politologi ed esperti in materia non si sono fatti aspettare, che le trattative intercorrono con un paese come la Turchia, che nonostante gli sforzi del suo presidente Erdogan di farla apparire come non è, non ha raggiunto i richiesti livelli di democraticità (è da poco iniziato il processo contro due giornalisti di un quotidiano che si oppone al presidente, rischiano l’ergastolo con l’accusa di aver divulgato segreti di stato) e che questo nonostante tutto vada a favore del paese , perché nel gestire la crisi migratoria ha un proprio tornaconto. Ma a questo punto sparisce il dubbio riguardo una possibile ammissione della Turchia all’Unione Europea se questa è limitata dall’innoservaza di alcuni principi o dalla condivisione di valori democratici e standardizzati, alla luce della debolezza di un’Unione che non è in grado di imporre ai 28 Stati membri una politica condivisa e uniforme in materia di immigrazione, ma non solo. L’Ue sta affrontando l’emergenza migranti permettendo che ogni Paese applichi la propria politica nazionale in materia. Chi ne giova sono i governi, specialmente quelli più autoritari che tentano di imporre le politiche nazionali agli altri membri.

I paesi dell’Europa orientale. Il caso più recente è quello polacco; quello più increscioso è quello ungaro. Dopo gli attacchi terroristici nella capitale belga, il primo ministro Beata Szydlo ha annunciato che la Polonia verrà meno a quanto pattuito con l’Unione Europea, non accoglierà 7500 migranti; “non mi sembra questo un momento opportuno”, questa la sua dichiarazione alla stampa. Altrettanto grave la costruzione di un muro al confine tra Croazia e Ungheria, che viola i principi base su cui è stata costruita l’Unione Europea, tra cui vi sono anche quello della libera circolazione e del non respingimento alle frontiere. Dopo essere sopravvissuti alla crisi greca, il rischio è di smantellare l’Ue con l’emergenza migranti. Il premier ungherese Orbán tira la corda perché sa che l’Ue non ha la forza di strapparla con scelte drastiche come un’espulsione.

Tra i paesi Scandinavi è tristemente noto il caso della Danimarca. Il parlamento danese ha infatti approvato il 16 Gennaio 2016 una legge molto contestata sui migranti, serve a scoraggiare le richieste di asilo e prevede la possibilità di confiscare beni e gioielli ai migranti. A presentarla il 10 dicembre del 2015 il primo ministro Lars Løkke Rasmussen, membro del partito liberale che si regge sull’appoggio esterno del Partito del popolo, di destra e con posizioni molto estreme in tema di migrazione. E’ stata approvata con 81 voti favorevoli e 27 contrari: tra i favorevoli anche il partito socialdemocratico, quello principale dell’opposizione. Su pochi temi si è tutto d’accordo, ma il caso dei migranti ha messo a tacere tutti. La nuova legge permette alle autorità danesi il potere di perquisire vestiti e bagagli dei richiedenti asilo e degli altri migranti che non hanno il permesso di stare in Danimarca: l’obiettivo è quello di trovare beni che possano coprire le spese dell’accoglienza. Ai richiedenti asilo sarà permesso mantenere beni per un importo pari a 10 mila corone danesi, circa 1.350 euro. Il governo ha cambiato due volte la parte del testo relativa alle confische: nella versione finale del testo sono esclusi dalla possibilità di confisca gli oggetti «di valore affettivo speciale» ed è stato aumentato il valore minimo di denaro e beni a partire dal quale è possibile procedere con il sequestro. A criticarla sono intervenute Amnesty International e altre organizzazioni umanitarie internazionali. Qualche giorno fa il commissario ai Diritti umani del Consiglio d’Europa Nils Muiznieks l’aveva definita «lesiva della dignità umana delle persone». La Danimarca è uno dei paesi d’Europa che insieme ad Austria, Germania, Svezia, Norvegia e Francia ha reintrodotto i controlli alle frontiere per fermare i flussi di migranti provenienti dall’est anche se nel 2015 ha accolto circa 20 mila richiedenti asilo, un terzo in più rispetto al 2014.

Disputa tra Russia e Norvegia. Più a nord l’orizzonte non sembra aprirsi più di tanto e l’ottica con cui questa crisi viene percepita non è certo quella del soccorso ma di un peso da doversi spartire. Mosca non ha intenzione di accogliere i rifugiati che hanno attraversato il confine tra la Russia e la Norvegia. La disputa tra i due paesi riguarda i 5.400 migranti che le autorità norvegesi hanno deciso di espellere. Durante la conferenza stampa annuale, il ministro degli esteri russo Lavrov ha dichiarato che le persone in questione hanno deliberatamente rilasciato dichiarazioni false circa le ragioni del loro viaggio nella federazione russa. Essi avrebbero infatti motivato il viaggio con il proposito di trovare lavoro o fare visita ai parenti, omettendo l’intento di proseguire verso la Norvegia. “Questa è la ragione per cui non vogliamo riammettere queste persone sul territorio russo”, ha detto il ministro. E’ evidente che molto probabilmente se avessero ammesso la verità, comunque non sarebbe stato loro permesso proseguire. Il portavoce del ministero degli Esteri norvegese, Rune Bjastaad, ha dichiarato: “la Russia ha sempre detto di non essere interessata a riaccogliere la maggior parte dei 5.400 profughi, ma abbiamo raggiunto un compromesso per il quale rimanderemo indietro quelli che sono in possesso di un visto o di un permesso di soggiorno valido”.

In Italia. Meta privilegiata per le rotte mediteranee, dopo la previsione di operazioni di soccorso e salvataggio (vedi Mare Nostrum) e dei centri hotspot di accoglienza ha deciso di non rimanere isolata ma di collaborare con i paesi a lei più vicini come Francia e Germania, creando un tridente economicamente stabile e un cordone sanitario unico nel tentativo di accelerare e facilitare i ricongiungimenti familiari. I rispettivi ministri degli Esteri, nel mese di Settembre hanno firmato un documento comune per chiedere di rivedere le regole europee in materia di asilo e «un’equa ripartizione dei rifugiati sul territorio europeo». La Farnesina in una nota precisa che il documento: «mette in rilievo come, alla luce dei limiti e delle manchevolezze chiaramente mostrati dall’attuale sistema di regole europee in materia di asilo, creato ormai 25 anni fa, occorra rivederne contenuti e attuazione». «Il documento è stato inviato all’Alto rappresentante dell’Unione europea, Federica Mogherini, con la richiesta che dell’argomento si discuta a Lussemburgo in occasione della riunione informale dei ministri degli Esteri dell’Unione», prosegue la nota. L’obiettivo principale che Roma, Parigi e Berlino si pongono è quello di accogliere in modo umano i rifugiati che hanno diritto di protezione, a prescindere dal paese Ue in cui arrivano. Ecco perché i tre paesi sottolineano che servono procedure, istituzioni e standard condivisi armonizzati in Europa.

Forse potrebbe interessarti:

Facebook comments:

Lascia un commento!

Aggiungi il tuo commento qui sotto, oppure esegui un trackback dal tuo sito. Puoi anche iscriverti a questi commenti via RSS.

Sii gentile, rimani in argomento. Lo spam non sarà tollerato.

È possibile utilizzare questi tag:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Questo sito web supporta i Gravatar. Per ottenere il proprio globally-recognized-avatar, registra un account presso Gravatar.