Legalizzazione, l’esempio del Portogallo
20 gennaio 2017 – 17:57 | Nessun commento

Se il termine “legalizzare” significa regolamentare, controllare e vigilare, allora, sono pienamente d’accordo sulla legalizzazione delle droghe leggere. Ad onor del vero, sono stato e sono tuttora favorevole ad un’azione volta a rendere legale, sotto il controllo diretto dello Stato, la vendita e la coltivazione della cannabis e dei suoi derivati per scopi terapeutici. Il concetto di legalizzazione che intendo io, implica una “libertà condizionata” nella produzione e nella vendita delle sostanze leggere e non di certo la nascita… Read more

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Hai voluto un utero? Adattati alle conseguenze

Scritto da – 1 luglio 2014 – 16:40Un commento

Mi sveglia la radio, una gallina che non avrà più di 22 23 anni sta urlando il suo entusiasmo per una giornata che sarà come al solito uno schifo: sono le 8.10 e sono già in ritardo per quello che devo fare. iniziamo bene. Bevo un caffè al volo, trovassi mai il tempo per fare una colazione decente, trovassi mai una donna che mi preparasse qualcosa da mangiare. Invece no, tutte sembrano essere convinte che al giorno d’oggi per essere felici nella vita bisogna trovare un lavoro e fare carriera; non hanno ancora capito che il posto di una donna è in casa, ad accudire i figli e far trovare pronto da mangiare al marito quando torna la sera. Esco di casa e trovo la macchina bloccata da quella della mia vicina di casa, che ha parcheggiato attaccata al culo del mio Mercedes nuovo; quella sta con l’avvocato solo per i soldi e la bella vita che gli permette di fare, te lo dico io. Quanti matrimoni si reggono sul denaro, il vero amore è solo quello per le cose che luccicano. Mi attacco al citofono e dopo 15 minuti e una rissa sfiorata riesco a partire.

Arrivo in ufficio alle 9 e trovo una ragazzina seduta sulle poltroncine imbottite all’ingresso. Appena uscita dal liceo probabilmente, zero esperienza, ha un tailleur attillato per sembrare più grande e per mettere in mostra ciò che ha da offrire. Tutte femministe ma quando si deve fare buona impressione sono sempre pronte a slacciare un bottone in più della camicetta. Coerenza femminile. La segretaria mi dice che è qui per il colloquio, cazzo me ne ero completamente dimenticato. La guardo di sfuggita, bel culo, seno troppo piccolo, sorriso nervoso, la torchierò un po’ e poi le dirò che le faremo sapere, non mi ci vorrà molto in fin dei conti. Chiedo alla segretaria se ci sono altri messaggi, e lei con distacco mi dà un paio di post-it dove ha annotato alcuni appuntamenti. Comunicazione ridotta al minimo, mi piace.

Prima di entrare trovo alla macchinetta del caffè la mia collega, quella che occupa l’ufficio accanto al mio. Lei mi vede, ma abbassa subito lo sguardo: brava, così devi fare, devi mostrarmi rispetto. Figurarsi che ha fatto domanda per il posto da direttore, come se per una donna fosse possibile aspirare a tanto. Ovviamente non l’ha ottenuto, a me hanno dato un promozione e ora si sente in imbarazzo davanti al riconoscimento che ho avuto. È così che devono andare le cose. Faccio entrare la ragazzina di prima in ufficio, penso di sbrigarmela in fretta per dedicarmi alla riunione delle 11 con i pezzi grossi ma qualcosa sulla mia scrivania attira l’attenzione: “E’ la nipote del capo, devi assumerla” dice il primo post-it che mi ha passato quell’inutilità della segretaria. Che palle, odio le raccomandazioni, ma d’altra parte è l’unico modo perché questa qui potesse mai essere presa, no? Tesoro, sarai anche la figlia di chissà chi, ma se vuoi essere assunta qui, devi firmare come tutte le altre La Lettera, non si scampa. Hai voluto un utero? Adattati alle conseguenze. La tiro fuori dal cassetto e gliela metto davanti, porgendole la prima penna che trovo. “Io sottoscritta ….. , dipendente della Vostra azienda, desidero recedere volontariamente dal rapporto lavorativo in essere”. Da usare appena qualcuno la metterà incinta, ovvio. 11 meno 10, mi avvio alla sala conferenze.

Dentro, alcuni colleghi sono già seduti, la segretaria che era all’entrata ora sta mettendo le bottigliette d’acqua davanti ad ogni postazione, svolgendo probabilmente la mansione più difficile che può permettersi di fare. Nel “consiglio ristretto” siamo tutti uomini, certo, tranne una femmina; poco male, finchè le cose resteranno così non ci sarà difficile metterla in minoranza a qualsiasi votazione. C’è anche lei nella stanza; parlotta con un imbecille che le guarda le gambe scoperte mentre lei parla. La guardo con il mio sorriso strafottente, lei ricambia con uno di circostanza. Abituatici carina: è un mondo per uomini, questo.

Chiara Cataldo


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