Legalizzazione, l’esempio del Portogallo
20 gennaio 2017 – 17:57 | Nessun commento

Se il termine “legalizzare” significa regolamentare, controllare e vigilare, allora, sono pienamente d’accordo sulla legalizzazione delle droghe leggere. Ad onor del vero, sono stato e sono tuttora favorevole ad un’azione volta a rendere legale, sotto il controllo diretto dello Stato, la vendita e la coltivazione della cannabis e dei suoi derivati per scopi terapeutici. Il concetto di legalizzazione che intendo io, implica una “libertà condizionata” nella produzione e nella vendita delle sostanze leggere e non di certo la nascita… Read more

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Alla Statale di Milano, studenti part-time. Ora si può

Scritto da – 30 gennaio 2014 – 16:304 commenti

Essere studenti part-time: a quanti giovani in difficoltà per lavoro o motivi personali potrebbe essere utile? Da oggi alla Statale di Milano si può, grazie a una iniziativa della lista UniSì approvata dal Senato Accademico. L’idea è semplice e non penalizza nessuno: il futuro studente che sa di non poter ottenere tutti i crediti previsti in un anno, quali che siano i motivi, potrà iscriversi all’Università come studente part-time, pagando il 50 o il 75% della seconda rata delle tasse universitarie e impegnandosi a ottenere Cfu di conseguenza. Potrà scegliere di ottenere una laurea triennale in 6 o 4 anni, una specialistica in 4 o 3 anni, o addirittura una magistrale a ciclo unico in 10 o 7 anni. L’iscrizione a tempo parziale non è consentita solo per “i corsi di laurea magistrale a ciclo unico ad accesso programmato a livello nazionale in Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Protesi dentaria e Medicina Veterinaria”.

Chi, poi, pur essendo studente part-time, volesse accelerare i tempi, potrà cambiare idea, ma solo una volta all’interno della propria carriera universitaria. Se uno studente part-time volesse laurearsi prima del tempo, potrà farlo a patto di mettersi in pari col pagamento delle tasse universitarie.

Di questa possibilità potranno usufruire anche studenti già iscritti, purché non fuori corso.

Patti chiari, amicizia lunga: lo studente paga per quello che fa, e l’Università potrà alleggerire il carico di fuori corso che tanto la penalizza nella valutazione delle attività formative da parte dell’Anvur e dunque nella distribuzione nei fondi ministeriali. (C’è qualcosa di triste, appena una nota stonata, al pensiero che la valutazione delle attività formative di una Università possa avvenire attraverso il conteggio dei fuori corso, ma così è.)

Il risvolto più positivo dell’iniziativa riguarda senza dubbio la vita degli studenti. In questo modo si viene incontro alle difficoltà in cui fin troppo spesso i giovani incappano, di tipo economico o familiare, e lo si fa in modo equo, senza togliere o regalare niente a nessuno.

Non sono richiesti requisiti particolari per diventare studenti part-time: non bisogna, ad esempio, presentare nessun contratto di lavoro. Questo perché non si tratta di uno sconto o di una borsa di studio: alla fine del percorso accademico lo studente full-time e quello part-time avranno pagato lo stesso tributo all’Ateneo.

Dunque, niente di cui lamentarsi nemmeno da parte degli studenti a tempo pieno in pari con l’acquisizione dei crediti formativi.

È la risposta della Statale di Milano a problematiche che interessano le Università di tutta la penisola. Altri Atenei italiani hanno promosso agevolazioni per gli studenti in difficoltà: a Camerino niente tasse universitarie per chi ha i genitori disoccupati, a Roma aiuti per chi ha già un fratello iscritto all’Università, a Foggia agevolazioni per i meritevoli. Nel discount degli studi universitari, la scelta della Statale di Milano si distingue perché riesce a venire incontro agli studenti senza sacrificare le esigenze dell’Università stessa.

In effetti, se paragonate ai costi delle Università private o estere, le tasse degli Atenei pubblici italiani sono ben poca cosa. Davvero non si può dire che l’iscrizione alla Statale di Milano sia proibitiva. E chiunque abbia anche solo passeggiato all’interno di una sede sa benissimo che ci sarebbe bisogno di fondi. “Mancano i soldi” è un ritornello che si sente pronunciare spesso da chi lavora all’interno dell’Ateneo. La possibilità di essere studenti part-time potrebbe attirare agli studi giovani che altrimenti vi rinuncerebbero, e dunque aumentare il numero delle immatricolazioni. Oltre a ridurre il numero dei fuori corso (che alla Statale di Milano sono più di 16 mila).

Ma è presto per parlare. Quanti, quali saranno gli studenti che sceglieranno il part-time? Solo dal prossimo anno accademico si potrà tirare qualche somma, e giudicare i benefici per studenti e Ateneo. Per ora, è possibile solo valutare le premesse. Che sembrano buone.

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