Legalizzazione, l’esempio del Portogallo
20 gennaio 2017 – 17:57 | Nessun commento

Se il termine “legalizzare” significa regolamentare, controllare e vigilare, allora, sono pienamente d’accordo sulla legalizzazione delle droghe leggere. Ad onor del vero, sono stato e sono tuttora favorevole ad un’azione volta a rendere legale, sotto il controllo diretto dello Stato, la vendita e la coltivazione della cannabis e dei suoi derivati per scopi terapeutici. Il concetto di legalizzazione che intendo io, implica una “libertà condizionata” nella produzione e nella vendita delle sostanze leggere e non di certo la nascita… Read more

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L’avanzata dell’isis, la distruzione della Storia

Scritto da – 27 maggio 2015 – 18:33Nessun commento

palmiraLa storia ci insegna come tutti i regimi autoritari che si sono succeduti nel tempo hanno cercato di imporsi, oltre che con la forza bruta delle armi, anche attraverso l’egemonia culturale, monopolizzando i mezzi di comunicazione e diffondendo il loro pensiero unico nella comunità da sottomettere. Dall’Inquisizione al nazismo, chi aveva intenzione di regnare come prima cosa eliminava le testimonianze della cultura passata per sostituirle con le proprie: roghi di libri, saccheggi di opere d’arte, baluardi di storia di intere popolazioni spazzati via in nome di un ideale, per far posto ai testi approvati dal governo centrale. Se questi ci sembrano retaggi di epoche passate non potremmo essere più lontani dalla realtà. È quello che sta succedendo in questi mesi in Medio Oriente, nelle zone tra l’Iraq e la Siria, infestate dal califfato dell’Isis. È di pochissimi giorni fa la notizia che alcuni guerriglieri si sono barricati nel museo della città antica di Palmira, sito archeologico della Siria, ergendo il loro vessillo nero sopra la cittadella. A darne notizia, oltre alle foto pubblicate dagli account Twitter solidali con l’Isis anche il direttore del dipartimento Musei e Antichità di Damasco. Curiosa coincidenza che le fonti principali dell’avanzata dei miliziani nei territori iracheni e siriani a suon di profanazioni e saccheggi delle opere appartenute alla culla della cultura siano sempre queste due. Da un lato alcuni esponenti di gruppi vicini ai terroristi pubblicano sui social media video o fotografie che ritraggono uomini in tuniche bianche e turbanti neri fare letteralmente a pezzi statue, vasi e persino le mura di cinta di siti archeologici che testimoniano la presenza delle civiltà mesopotamiche, sopravvissuti alle intemperie di migliaia di anni ma non alla barbarie umana. Dall’altro ci sono le sovraintendenze culturali, come i direttori dei musei o i ministri del turismo, che si dicono esterrefatte e paralizzate dall’insana sete di distruzione che vedono consumare i preziosi reperti. I governi sembrano impotenti di fronte a tali atti vandalici, i vertici politici hanno inviato nuove truppe per cercare di arginare l’avanzata dei miliziani ribelli che sembra però inarrestabilmente diretta a Baghdad, cuore pulsante e centro di potere dell’intera regione. A fermare l’avanzata delle forze jihadiste non sono infatti bastati neanche 18 raid aerei compiuti dalla Coalizione internazionale a guida americana.

L’Isis ci ha già dato prova di come intende polverizzare la cultura millenaria della sua terra, attaccando il 7 marzo Hatra e prima ancora, il 26 febbraio, demolendo le mura di Mosul, l’antica Ninive, con una colonna di bulldozer. C’è chi vede dietro questo scempio un ignobile modo per raccogliere fondi per la causa terrorista, proventi ricavati dall’immissione sul mercato nero delle opere razziate. Gli stessi jihadisti affermano di agire in nome del loro credo, poiché la dottrina sunnita che professano vieta le riproduzioni di esseri umani o di animali, soprattutto se Dei. Qualsiasi sia lo scopo ultimo dell’oltraggio prerpetrato in Medio Oriente, la direttrice generale dell’Unesco, Irina Bokova, ha colto nel segno apostrofando l’attacco come un crimine di guerra.

Come sta rispondendo l’Occidente a questo oltraggio? Purtroppo ancora una volta i paesi che si professano civilizzati e democratici sembrano indifferenti a ciò che avviene nel resto del mondo, nonostante la gravità degli atti. Gli scenari aridi e desertici da cui provengono le immagini di distruzione non contribuiscono a far sentire la causa come propria o il pericolo imminente; anni e anni di guerre in Iraq e Iran hanno anestetizzato l’opinione pubblica, facendo sembrare scontata ma accettabile la presenza di simili minacce purché restino lontane da noi. Per fare il punto su una strategia che evidentemente necessita di una revisione, il 2 giugno si riuniranno a Parigi i ministri degli Esteri della ventina di Paesi che fanno parte della Coalizione stessa, oltre al premier iracheno Haidar al Abadi. “Il governo italiano è preoccupato non solo per quello che succede in Siria ma anche per la forse ancor più minacciosa situazione in Iraq”, ha sottolineato il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni. Mentre il presidente francese Hollande chiede di agire contro il pericolo, compreso quello che i miliziani dello Stato islamico distruggano le rovine di Palmira, si attende una vera risposta dalla superpotenza che per ora tace, l’America di Obama.

Chiara Cataldo


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