Legalizzazione, l’esempio del Portogallo
20 gennaio 2017 – 17:57 | Nessun commento

Se il termine “legalizzare” significa regolamentare, controllare e vigilare, allora, sono pienamente d’accordo sulla legalizzazione delle droghe leggere. Ad onor del vero, sono stato e sono tuttora favorevole ad un’azione volta a rendere legale, sotto il controllo diretto dello Stato, la vendita e la coltivazione della cannabis e dei suoi derivati per scopi terapeutici. Il concetto di legalizzazione che intendo io, implica una “libertà condizionata” nella produzione e nella vendita delle sostanze leggere e non di certo la nascita… Read more

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“Q” di Luther Blissett

Scritto da – 8 maggio 2012 – 19:202 commenti

Siamo a Frankenhausen, in Turingia. Due persone stanno scappando a rotta di collo mentre dietro di loro infuria una tremenda battaglia. Si odono dei cannoni sputare palle mortali contro mura che vengono frantumate dalla furia omicida di chi vuole spazzarle via per sempre, si odono le urla spaventose di qualcuno che viene trapassato da lame lunghe due braccia, teste sfasciate, arti maciullati che rotolano per terra, in mezzo alla polvere…Qualcuno corre in mezzo a tutto questo trambusto per salvarsi. Di uno di questi due non sapremo mai il nome, dell’altro che in verità ha più a cuore salvare l’uomo che regge sulle spalle che salvare se stesso. Questa terza persona, svenuta e in fin di vita, ha un ruolo chiave nel libro e da qualche parte anche nelle pagine di storia che si dimenticano quando finisce il liceo: quell’uomo è la causa della prima grande guerra per motivi religiosi scoppiata da quando Lutero ha affisso sulla porta della chiesa di Wittenberg le sue novantacinque tesi. Quell’uomo in balìa degli eventi è Thomas Müntzer, Magister Thomas.Non ci si può fermare, non c’è tempo per tirare il fiato. Salvare Magister Thomas è la cosa più importante da fare, adesso. I due uomini lo nascondono in una soffitta. Il gigante che lo portava sulle spalle lo depone sul letto, il secondo invece mette in salvo le lettere che il Magister recava con sé quando si spostava, che testimoniano la sua fede, il suo credo e le sue tante amicizie.

Alla fine il gigante – che si chiamava Elias – viene trucidato dai soldati che li stavano inseguendo, Thomas Müntzer riconosciuto e sequestrato dai loro nemici. Sopravvivrà solamente l’ignoto ragazzo di venticinque anni che si è rifugiato al sicuro nel sottotetto, dopo aver messo in salvo le sacche con dentro le lettere del suo maestro. Tra una di quelle numerose e preziosissime missive, ce n’è però una che porta una firma diversa da tutte le altre. Non è firmata al modo in cui lo sono tutte le lettere che Thomas Müntzer riceveva solitamente. C’è soltanto una lettera in calce: Q. Inizia così il romanzo “Q” di Luther Blissett.

«Hai mai letto quel libro uscito una decina d’anni fa, che parla proprio della Riforma, di Thomas Müntzer, degli anabattisti e del Beneficio di Cristo?», mi chiede un giorno un mio amico a un corso di Storia, prima che iniziasse la lezione… Io casco dal pero e gli rispondo di no. Mi racconta qualcosa di questo libro, mi dice che l’autore, Luther Blissett, in realtà è uno pseudonimo, che era un calciatore del Milan degli anni ’80 e che era stato “adottato” verso la fine degli anni ’90 da cinque tizi bolognesi per mettere in piedi una specie di “progetto culturale” in forma anonima perché sostenevano che non dovessero contare i loro nomi ma le loro idee, quindi andava bene un nome qualsiasi: Luther Blissett. Mi mette in guardia sul fatto che il libro è scritto in modo strano, che è pieno di parolacce e che ha un bruttissimo difetto: ti fa appassionare dannatamente! Il mio amico riesce a mettermi addosso una curiosità spasmodica, tanto che lo ordino appena arrivo a casa, tanto che entrambi eravamo intrisi di Lutero, di Chiesa e di Inquisizione… Appena lo ricevo mi ci tuffo dentro.“Q” è un romanzo piuttosto strano, su questo non c’è dubbio. È diverso dai classici “romanzi storici”, non si perde in lunghe digressioni, non ti spiega i fatti e non te li infiocchetta. Te li sbatte in faccia, e lo fa in maniera cruda.

Il giovane ragazzo che si è salvato rintanandosi in una polverosa soffitta dimenticata da Dio  è ormai privo di forze, sfuggito per un soffio dall’erotico abbraccio della morte. Non sa nulla di quello che stava succedendo in Europa in quel momento. Ne ha solo una vaga idea. A quel tempo le informazioni non circolavano via Internet, non si leggevano sui giornali. Arrivavano tutte insieme, a distanza di parecchi mesi, in occasione di una fiera, di una festa o, più frequentemente, assieme all’arrivo di un esercito.Il ragazzo non ha un suo nome. Ha molti nomi, li cambia quando si sposta da una città all’altra. Li deve cambiare per non essere riconosciuto, lo deve fare per non essere raggiunto dal suo passato.In ogni luogo in cui si reca vive una storia e combatte una battaglia.

Un’altra vita ed una nuova fede. Prima è con i contadini in Germania, falciati come il grano d’estate dai papisti e dai nobili intimoriti dall’enorme potere della semplicità e dell’ignoranza. Scampato a quel massacro combatte, più esperto, credendo in quello in cui credevano gli anabattisti, i fanatici che praticavano la poligamia e uccidevano il prossimo se questi la pensava diversamente. Fugge a un secondo sterminio, ricominciando tutto dall’inizio nei Paesi Bassi. Ad Anversa i Fugger, i banchieri più ricchi del Vecchio Continente, vengono messi in ginocchio da tre uomini che non hanno più nulla da perdere, fra i quali uno con molte cicatrici, un ennesimo nome e qualche capello grigio…Messo da parte un bel gruzzolo Gustav Metzger, Lucas Niemanson, Lienhard Jost, Gerrit Boeckbinder, Gert dal Pozzo ecc – non tante persone diverse ma sempre la stessa persona – emigrerà verso un nuovo approdo, alla caccia del suo unico rivale: Q. Q è la persona che lo perseguita sin da quando era un giovane ribelle infuocato, uno dei fedelissimi alla corte di Magister Thomas. Q ha un ruolo in ogni sua vicenda, Q gli ha fatto perdere qualsiasi amico, Q ha causato la morte delle cause in cui credeva, Q sa sempre tutto di ciò che succede e Q -come lui – ha l’identità appesa a un filo. “Q” di Luther Blissett è un caso letterario.

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